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	<title>ElectionCentral.it - ELEZIONI POLITICHE 2008</title>
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	<description>Approfondimenti, sondaggi, stime, commenti, opinioni sulle elezioni politiche del 2008 in Italia.</description>
	<pubDate>Sun, 06 Jul 2008 13:52:27 +0000</pubDate>
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		<title>Rosso Tenebra</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Apr 2008 00:53:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Milani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>

		<category><![CDATA[fainotizia]]></category>

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		<description><![CDATA[3,9 milioni per PRC, Verdi e PdCI nel 2006, 1,1 milioni (assieme a Sinistra Democratica) nel 2008. Poco meno di due milioni di voti bruciati nel giro di due anni, un Presidente della Camera uscente non rieletto, la mancata rappresentanza parlamentare. Questi gli effetti più eclatanti dell’impressionante tracollo socialcomunista, nell’anomalo Paese che – unico in Europa – li ha posti in condizione di governare, poi – altrettanto unico – li ha cacciati con ignominia da ambo le Camere. È un bilancio tragico per una sinistra – presuntuosamente dichiaratasi «l’unica» su piazza – uscita a pezzi dalle urne, che sull’altare del rinnovamento in chiave «unitaria e plurale» (una e trina, ha ironizzato Valentino Parlato) ha sacrificato falce e martello, ma soprattutto anima, stime, consensi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.lanternerosse.it/bertinotti.jpg" height="104" width="207" />3,9 milioni per PRC, Verdi e PdCI nel 2006, 1,1 milioni (assieme a Sinistra Democratica) nel 2008. Poco meno di due milioni di voti bruciati nel giro di due anni, un Presidente della Camera uscente non rieletto, la mancata rappresentanza parlamentare. Questi gli effetti più eclatanti dell’impressionante tracollo socialcomunista, nell’anomalo Paese che – unico in Europa – li ha posti in condizione di governare, poi – altrettanto unico – li ha cacciati con ignominia da ambo le Camere. È un bilancio tragico per una sinistra – presuntuosamente dichiaratasi «l’unica» su piazza – uscita a pezzi dalle urne, che sull’altare del rinnovamento in chiave «unitaria e plurale» (una e trina, ha ironizzato Valentino Parlato) ha sacrificato falce e martello, ma soprattutto anima, stime, consensi.</p>
<p>Al cospetto della disfatta, una domanda sorge spontanea: la sinistra radicale, intesa come blocco sociale e gruppo identitario, si è davvero esistita? Siamo in presenza, per utilizzare la formula proposta da Ernesto Galli della Loggia (<em>Corriere</em>, 16 aprile) di una storia finita? Io non direi. L’esito delle amministrative, svolte in contemporanea alle politiche, offre del resto un quadro differente: l’Arcobaleno perde sì consensi, ma ne ottiene quasi il doppio rispetto alla competizione nazionale. Si intuisce che una fetta non indifferente dei tradizionali sostenitori di Bertinotti  &amp; C. ha preferito «turarsi il naso» ed assecondare l’etica della responsabilità, scegliendo Veltroni in funzione antiberlusconiana. Altrettanto evidente è che un robusto slittamento a destra del Paese (non è da escludere una sorta di “travaso spontaneo” di voti che attraversa l’intero arco costituzionale, giungendo infine a premiare la Lega) ha penalizzato i massimalisti.</p>
<p>Eppure, ridurre la Caporetto del 14 aprile a simili variabili significherebbe non cogliere il significato più profondo del grande crollo: il rigetto di un’intera classe dirigente chiassosa e inconcludente, incapace di governare non meno che di dar vita ad un’opposizione dignitosa. Ha perfettamente ragione Alessando Del Lago (<em>Liberazione</em>, 15 aprile) ad individuare un «problema non di radicamento ma di rappresentanza», alla luce «delle molte parole e niente fatti» dell’esperienza Prodi. Probabilmente persuasa di poter contare su uno zoccolo duro ben più fidelizzato e indulgente, l’ala sinistra si è dimostrata incapace di dar vita ad una strategia coerente ed efficace, facendosi carico dei compromessi che ogni gestione condivisa del potere richiede. Ha ottenuto, pertanto, un doppio esito negativo:  per un verso, ha esasperato quella larghissima parte di moderati e riformisti insofferenti all’estremismo verbale ed al ricatto, giunti a plaudire la svolta autonomista e centrista di Veltroni a mo’ di manna; dall’altro, ha deluso la frangia più pragmatica ed amareggiata del suo elettorato, convitasi che il radicalismo – per dirla con l’icastica ed impietosa immagine offerta da un metalmeccanico intervistato da <em>Liberazione </em>– si curi più di «froci e zingari» che della gloriosa classe operaia.</p>
<p>L’assoluta dabbenaggine di un gruppo dirigente gerontocratico, fallimentare e grottescamente sessista ha fatto il resto in campagna elettorale. L’errore fondamentale risiede quasi certamente nell’aver creduto che il richiamo alla lotta di classe potesse sommuovere le coscienze di un popolo indebolito dall’integrazione economica mondiale. Un processo che, in barba ad ogni internazionalismo, finisce con l’acuire l’ostilità verso l’estraneo di pari appartenenza sociale (la bocciatura della Costituzione Europea in Francia nel 2004, sull’onda dell’avversione per il fantomatico «idraulico polacco», non ha insegnato nulla?) ben più che nei confronti del piccolo imprenditore locale.</p>
<p>Perché del resto un precario dovrebbe schierarsi con i partiti che con più forza hanno insistito per l’abbassamento dell’età pensionabile, od un lavoratore dipendente con coloro i quali sono più restii a rimettere a rimodulare il carico fiscale a suo vantaggio?</p>
<p>La sinistra radicale, presumibilmente, esiste ancora. Semplicemente si è limitata a punire i dirigenti del non fare. Alla luce delle dimissioni a catena, spetterà probabilmente ad una nuova generazione l’onere di ripartire, pena la futura irrilevanza, tracciando un iter ragionevole e realistico, che tenga conto della spinta bipartitica in atto. Naturalmente non è detto che avvenga: l’estremismo è per natura incline ad illudersi e l’uomo, come Churchill sapeva, può anche inciampare nella verità, ma il più delle volte tende a rialzarsi e a proseguire come nulla fosse.</p>
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		<title>Polvere di Silvio</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Apr 2008 22:21:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Milani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<category><![CDATA[fainotizia]]></category>

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		<description><![CDATA[Una volta sbollita l’enfasi delle ore successive al voto, quando il trito rituale delle dichiarazioni in doppiopetto sarà esaurito, emergerà con chiarezza il più vistoso esito di questo imprevista – e sostanzialmente imprevedibile – tornata elettorale: a vincere non è stata la destra, né la sinistra a perdere; non una visione nitida si è imposta a scapito di una alternativa, né un preciso ed omogeneo insieme di interessi sociali ne ha sopravanzato uno antitetico. Tanto meno hanno influito le lambiccate alchimie derivanti dall’obbrobriosa legge elettorale. Per una volta, sociologia, scienza politica ed ingegneria costituzionale sono del tutto impotenti nel far comprendere l’accaduto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img src="http://electioncentral.netsons.org/wp-content/uploads/Berlusconi.jpg" width="258" align="left" height="209" /><font size="3" face="Times New Roman">Una</font><font size="3" face="Times New Roman"> volta sbollita  l’enfasi delle ore s</font><font size="3" face="Times New Roman">uc</font><font size="3" face="Times New Roman">ce</font><font size="3" face="Times New Roman">ssive al voto, quando il trito rituale delle  dichiarazioni in doppiopetto sarà esaurito, emergerà con chiarezza  il più vistoso esito di questo impre</font><font size="3" face="Times New Roman">vista – e sostanzialmente imprevedibile  – tornata elettorale: a vincere non è stata la destra, né la sinistra  a perder</font><font size="3" face="Times New Roman">e; non una visione nitida si è imposta a scapito di una alternativa,  né un preciso ed omogeneo insieme di interessi sociali ne ha sopravanzato  uno antitetico. Tanto meno hanno influito le lambiccate alchimie derivanti  dall’obbrobriosa legge elettorale. Per una volta, sociologia, scienza  politica ed ingegneria costituzionale sono del tutto impotenti nel far  comprendere l’accaduto.</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman">Il 14 aprile  2008 ad affermarsi è stato solo e soltanto un uomo, Silvio Berlusconi. </font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman">È una vittoria  caparbiamente perseguita con metodi e strumenti del tutto personali,  talora personalistici. È un successo che trascende qualsiasi logica  di schieramento, qualsiasi disamina – più o meno spicciola – che  mirasse a sezionare le sofisticate sensibilità dei cittadini italiani.  Avrebbero potuto essere le elezioni dell’astensionismo acuto, dell’irrobustimento  del centro, della sinistra antagonista che rivendica la sua vocazione  impolitica. Nulla di tutto questo. Le etichette elaborate, nei giorni  scorsi, da editorialisti e commentatori si sono rivelate fallaci. La  formula decisiva, che nessuno (nemmeno la stampa vicina al centrodestra)  ha colto, si è rivelata una ed una ed una sola. Le elezioni  del 14 aprile 2008 rappresentano il trionfo definitivo di un leader dato per declinante.</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman">Tutto il resto,  a ben guardare, è un effetto collaterale, un dettaglio nell’uragano  scatenato dal Cavaliere. Persino il buon esito del Partito Democratico  (nel tracollo generale) appare conseguenza di una vocazione centripeta  che spazzato al margine della scena politica le forze minoritarie. Scompare  il PSI, Casini perde consistenza e prestigio. Eclatante il tracollo  della Sinistra Arcobaleno, la cui polverizzazione sancisce (almeno  si spera) l’addio alla scena pubblica del Parolaio Rosso, l’unico  dirigente della storia comunista a far cadere un governo di centrosinistra,  logorarne dissennatamente dall’interno un altro e infine portare la  propria forza, sulla carta vicina al 10%, dalle parti del 3%. Applausi.<br />
</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman">Qualcuno dirà,  numeri alla mano, che la vittoria di Berlusconi è condizionata dalla  strepitosa affermazione di Bossi, e che ciò indebolirà un futuro governo.  Ma è falso. Fra Bossi e Berlusconi non vi è dualismo, né sovrapposizione.  Lo dimostra quotidianamente Giulio Tremonti, garante del Patto del Nord  nonché imminente ministro dell’Economia. Bossi non è il proverbiale  elefante in cristalleria: è il berlusconismo regionalizzato, in versione  linguisticamente hard. Raccoglie uno zoccolo duro &#8220;fidelizzato&#8221;, avverso al connubio con il &#8220;partito romano” di AN. Ma non è altro da Berlusconi. È  una sua organica ramificazione territoriale. </font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman">È stato Silvio  Berlusconi, quindi, a vincere. Ha vinto perché ha riunito attorno a  sé, una volta di più e mai come in passato, una robusta fetta di Paese,  silenziosa e massiccia, che presumibilmente mai e poi mai voterà a  sinistra, e che della sinistra light in salsa veltroniana ha preferito non fidarsi. Ha vinto perché ha incarnato non una certa idea dell&#8217;Italia,  ma l’Italia stessa e le sue pulsioni maggioritarie. Un Paese che si  mostra propenso – sia detto senza alcuna polemica o spirito partigiano  – ad una sorta di «dittatura dolce», nelle forme di delega in bianco  ed atto di fede nei confronti di un leader carismatico in grado di risolvere  i mille problemi che la affliggono. Un’Italia poco procedurale, poco  “formale”, sottilmente angosciata, in ansia per il proprio futuro  ed in cerca di risposte chiare. Che anela l’uomo buono, il magnanimo  Salomone – magari con l’incedere serioso e vagamente infiacchito del settantenne Silvio  – in grado di riunirla a coorte. </font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman">Sia chiaro:  leader carismatico non significa duce, né berlusconismo significa fascismo.  Chi lo pensa è un idiota. Populismo, bonapartismo, autoritarismo sono,  del resto, etichette insufficienti a gettare luce sulla complessa matassa  di ragioni per le quali un miliardario in età di pensione è chiamato  a guidare una potenza industriale mondiale per la terza volta. In Italia,  senza dubbio, si preferisce affidarsi agli uomini più che alle istituzioni.  C’è chi pensa, e chi scrive è fra costoro, che ciò non sia sintomo  di buona salute per la nostra liberaldemocrazia. Ma il fenomeno Berlusconi,  oramai, non è davvero più circoscrivibile a patologia o a parentesi. Il radar  di Arcore è ancora l’unico in grado di captare malesseri e bisogni profondi di una  parte della Penisola. E a sapersene servire per vincere. <em>Novus ab  integro nascitur ordo</em>. </font></p>
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		<title>Elezioni politiche 2008 - Risultati in diretta</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Apr 2008 11:09:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>

		<category><![CDATA[fainotizia]]></category>

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		<description><![CDATA[Seguite i risultati delle Elezioni Poliche 2008 sul nostro sito!

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Seguite i risultati delle Elezioni Poliche 2008 sul nostro sito!</p>
<p><iframe src="http://www.coveritlive.com/index2.php?option=com_altcaster&amp;task=viewaltcast&amp;altcast_code=da7949f8b1&amp;height=550&amp;width=470" scrolling="no" width="470" frameborder="0" height="550"></iframe></p>
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		<title>Aspettando un nuovo &#8220;flop&#8221; dei sondaggi</title>
		<link>http://electioncentral.netsons.org/archives/033</link>
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		<pubDate>Sun, 13 Apr 2008 17:45:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>T. Ramponi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Stime e sondaggi]]></category>

		<category><![CDATA[fainotizia]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono parecchi i fattori che mi spingono a pensare che stiamo per avviarci verso un nuovo "flop" dei sondaggi. Ho potuto visionare una serie di sondaggi riservati che evidenziano un discreto movimento sul fronte politico. Ma su questo fronte non posso dire di più (vincoli legali).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono parecchi i fattori che mi spingono a pensare che stiamo per avviarci verso un nuovo &#8220;flop&#8221; dei sondaggi. Ho potuto visionare una serie di sondaggi riservati che evidenziano un discreto movimento sul fronte politico. Ma su questo fronte non posso dire di più (vincoli legali).</p>
<p>Quello che mi lascia perplesso è l&#8217;omogeneità di molti sondaggi. Paradossalmente l&#8217;omogeneità non è quasi mai indice di precisione ma più spesso di grossi errori strutturali. Facciamo il caso delle primarie democratiche negli USA: si potrà notare che è proprio negli stati dove i sondaggi erano più omogenei fra loro che si sono verificati i maggiori &#8220;abbagli&#8221;.</p>
<p>Questo credo innanzitutto perché non c&#8217;è stata una reale ritaratura del campione elettorale. E perché l&#8217;assenza di serie storiche attendibili ha di fatto considerato, statisticamente, nuove realtà politiche come mera somma di vecchi partiti: è questo il punto centrale che potrà &#8220;scardinare&#8221; tutte le previsioni finora effettuate dagli enti di statistica. E ciò non sarà visibile nemmeno dai primi exit polls, ma solo verso il 30-50 % di schede scrutinate.</p>
<p>Aspettiamoci dunque grosse sorprese per i risultati del voto. Sono pronto a scommettere che ci saranno rilevanti cambiamenti sostanziali. Come non penso che ci sarà un calo dei votanti di molto superiore al 10%  Vi invito dunque al Live-Blogging di domani,  a partire dalle 13 - 13.30, sempre su questo sito, Electioncentral.it. Seguiremo i risultati in diretta e li commenteremo assieme a voi.</p>
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		<title>Nel tempo de li dei falsi e bugiardi</title>
		<link>http://electioncentral.netsons.org/archives/030</link>
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		<pubDate>Fri, 04 Apr 2008 16:55:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Milani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>

		<category><![CDATA[fainotizia]]></category>

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		<description><![CDATA[Come da copione, una campagna elettorale raffazzonata e soporifera, imbastita in tutta fretta dopo la caduta del governo Prodi, si sta trascinando verso un epilogo anonimo. Nemmeno le rutilanti offerte last minute, dalla moltiplicazione dei pani e dei campus agli squinternati bonus bebè per riempire le culle della nazione, sembrano smuovere la granitica indifferenza dell’elettore idealtipico: che a votare ci andrà, probabilmente, ma più con la rassegnazione dell’Ecclesiaste (nihil sub sole novi) che con l’ardore del civis romanus.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><a href="http://electioncentral.netsons.org/archives/030/32/" rel="attachment wp-att-32" title="12073.jpg" ><img src="http://electioncentral.netsons.org/wp-content/uploads/12073.jpg" alt="12073.jpg" align="left" /></a>Come da copione, una campagna elettorale raffazzonata e soporifera, imbastita in tutta fretta dopo la caduta del governo Prodi, si sta trascinando verso un epilogo anonimo. Nemmeno le rutilanti offerte last minute, dalla moltiplicazione dei pani e dei campus agli squinternati bonus bebè per riempire le culle della nazione, sembrano smuovere la granitica indifferenza dell’elettore idealtipico: che a votare ci andrà, probabilmente, ma più con la rassegnazione dell’Ecclesiaste (nihil sub sole novi) che con l’ardore del civis romanus.</p>
<p>Nel frattempo, alle pendici del teatrino, gli psicodrammi all’italiana si moltiplicano. Un Paese incattivito e imbolsito, che il ciclo economico sfavorevole e le riforme mancate stanno spingendo verso la crescita zero, sembra avvitarsi su se stesso, con la leggiadria di un walzer ballato sul ponte del Titanic. «Non compreremo a ogni costo», aveva chiarito da tempo Spinetta, ma i sindacati non gli hanno dato ascolto. Forse perché in Italia nessuno, o quasi nessuno, fa realmente ciò che dice, mentre in Europa funziona all’opposto. Così i benemeriti garanti del diritto al lavoro impiccano i propri iscritti alla corda (anzi, alla cordata) generosamente offerta da Silvio Berlusconi, il miliardario neopragmatico che ha smesso di recitare ritornelli liberisti per dar fiato alle trombe (e che trombe) del colbertista Tremonti. Dagli all’Europa, dagli allo straniero. In assenza di volitivi italiani disposti a investire, una strada patriottica in effetti ci sarebbe: perché non pagare i dipendenti in lire?</p>
<p>La strada italiana al traffico aereo, del resto, piaceva tanto anche a Bertinotti Fausto, l’intramontabile teorico del socialismo del XXI secolo, che politicamente sta a sinistra ma da una vita fiancheggia protezionismi e corporazioni. Lui se ne frega della ricchezza creata, gli basta ridistribuirla. Tanto che, a fine anni ’90, il suo<em> house organ</em> «Liberazione» prendeva le parti dei tassisti contro il ferocissimo governo D’Alema. Fausto e kompagni hanno ingoiato il decreto Bersani ma oggi gongolano nei panni di forza antisistema. Si battono per l’energia alternativa (quella usata da Pecoraro per scarrozzare gratis amici compiacenti, stando alla Procura di Potenza?), i diritti sociali, la lotta di classe. Hanno anche trovato una soluzione geniale al problema casa: l’occupazione abusiva. Difendono i posti di lavoro (compito che spetterebbe, in una democrazia liberale, ai sindacati, non ai partiti) e gridano al complotto per i bassi salari. Forse il Presidente uscente della Camera non si è accorto che siamo uno dei pochi paesi occidentali in cui la produttività decresce al decrescere dell’orario di lavoro, il capitale umano rimane ad oggi poco qualificato, l’innovazione è scarsa e la mobilità sociale inesistente. Probabilmente gli è sfuggito che il cuneo fiscale è così elevato soprattutto in virtù dell’oneroso sistema previdenziale, a tutto vantaggio di chi (a 58 anni, non a 90) fuoriesce dal mercato del lavoro. O, ancora, non vede che la bassa crescita è in larga parte dovuta all’atavica esclusione dai processi produttivi del mondo femminile (ne parla Maurizio Ferrera nel suo saggio <em>Fattore D</em>: libro bellissimo, naturalmente ignorato), lo stesso così poco rappresentato nelle liste della Sinistra Arcobaleno. A quanto pare, il pomodoro abortista e libertario tirato addosso a Giuliano Ferrara è la più sofisticata forma di femminismo cui attualmente è dato aspirare.</p>
<p>Nella delirio generale, il PD, recentemente distintosi per aver imbarcato il dilibertiano Bianchi (un distinto e canuto signore che descrive un’Alitalia dai fondi illimitati e le traversie della vita hanno reso Ministro dei Trasporti), vaticina l’annientamento di tutte le mafie nella persona dell’etereo Veltroni ed auspica un lavoro più giusto. Quale? Forse quello garantito dalla legge 188/2007, parzialmente emendata da un contorto decreto attuativo datato 21 gennaio, che trasforma le dimissioni in un’assurda gincana?</p>
<p>Frattanto, per gradire, una botta di ottimismo ci viene da «The Economist», secondo cui nel 2015 il nostro tasso di crescita sarà il più basso dell’Europa a 27, mentre dobbiamo rivolgerci all’Heritage Foundation, curatrice dell’<em>Index of Economic Freedom 2008</em>, per apprendere che la nostra economia è strangolata dalla corruzione, assai più di ogni altro paese dell’area Euro 15. Più che alla flessibilità del mercato del lavoro o all’intervento pubblico (che pure resta piuttosto elevato), è alla trasparenza amministrativa e alla riduzione della durata dei processi che dovremmo mirare.</p>
<p>Ma evidentemente abbiamo altro a cui pensare: la campagna elettorale impera, con tanto di ballerine e falsi profeti al seguito. Fra mazzette (le conversazioni intercettate fra professori corrotti e studentesse all’Università di Bari in tema di «scoprirsi» sembrano uscite da un film di Pierino) e munnezza, prendiamo atto con gioia della ricomparsa di Gesù Cristo fra i socialisti (del resto solo Lui potrebbe portarli a Montecitorio) e dello scudo di Pizza. Ormai mancano solo i fichi.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Report finale sondaggi - Seconda parte</title>
		<link>http://electioncentral.netsons.org/archives/029</link>
		<comments>http://electioncentral.netsons.org/archives/029#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 18:47:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>T. Ramponi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Stime e sondaggi]]></category>

		<category><![CDATA[fainotizia]]></category>

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		<description><![CDATA[Eccoci giunti alla seconda parte del nostro Report finale sui sondaggi. Ci sono importanti novità da segnalare: per la prima volta registriamo il distacco fra il PD e il PDL al di sotto del 7 %; inoltre gli indecisi non sembrano più in calo, bensì in aumento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci giunti alla seconda parte del nostro Report finale sui sondaggi. Ci sono importanti novità da segnalare: per la prima volta registriamo un distacco fra il PD e il PDL inferiore al 7 %; inoltre gli indecisi non sembrano più in calo, bensì in aumento.</p>
<p>Ecco i grafici e le tabelle:</p>
<p><iframe src="http://fr2uemo5-a.gmodules.com/ig/ifr?up__table_query_url=http%3A%2F%2Fspreadsheets.google.com%2Ftq%3Frange%3DA56%253AB62%26key%3DpnSfqxQ_tH72ZgWGqjDYFOQ%26gid%3D2%26pub%3D1&amp;up_title=&amp;up_legend=0&amp;up_3d=1&amp;up__table_query_refresh_interval=0&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.google.com%2Fig%2Fmodules%2Fpie-chart.xml" style="border: 1px solid #cccccc" frameborder="0" height="238" scrolling="no" width="702"></iframe></p>
<p><iframe src="http://huhgpg5i-a.gmodules.com/ig/ifr?up__table_query_url=http%3A%2F%2Fspreadsheets.google.com%2Ftq%3Frange%3DA55%253AB65%26key%3DpnSfqxQ_tH72ZgWGqjDYFOQ%26gid%3D2%26pub%3D1&amp;up_title=&amp;up_last_query_hash=&amp;up_groupbycolumn=&amp;up__table_query_refresh_interval=0&amp;up_showfilters=1&amp;up_aggregateby=&amp;up_enablegrouping=1&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.google.com%2Fig%2Fmodules%2Ftable.xml" style="border: 1px solid #cccccc" frameborder="0" height="320" scrolling="no" width="324"></iframe><br />
Come anticipato, il vantaggio del PDL sul PD scende al 6,6 %. Non sappiamo se questa riduzione del divario sia solo una cosa momentanea o invece l&#8217;inizio di un nuovo trend per il partito guidato da Veltroni. Ed è un peccato che non saranno più resi pubblici nuovi sondaggi da qui alla data delle elezioni, proprio quando la campagna elettorale sembrava entrare nel vivo. Quel che è certo è che, sopratutto con gli indecisi in aumento, la partita appare sempre più aperta, non solo al Senato.<br />
Fra gli altri partiti, appaiono ulteriormente ridimensionati la &#8220;Sinistra Arcobaleno&#8221; e &#8220;Unione di Centro&#8221;; piccola flessione anche per &#8220;La Destra&#8221;.<br />
Si consolidano parzialmente i socialisti.</p>
<p>Da qui al 14 aprile continueremo con la pubblicazione di articoli di approfondimento e di commento, riducendo altresì, le analisi di tipo statistico/demoscopico.<br />
Il pomeriggio del 14 aprile seguiremo in diretta i risultati delle elezioni, tramite la metodologia del &#8220;live blogging&#8221;, fornendo nuove analisi sin dai primi exit polls, e proiettando, a mano a mano,  i vincitori.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Report finale sondaggi - Prima parte</title>
		<link>http://electioncentral.netsons.org/archives/027</link>
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		<pubDate>Thu, 27 Mar 2008 16:33:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>T. Ramponi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Stime e sondaggi]]></category>

		<category><![CDATA[fainotizia]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo ora finalmente in grado di pubblicare il nostro Report finale sui sondaggi, prima che scatti il divieto di divulgazione a partire dalle ore 24 del 28 aprile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://electioncentral.netsons.org/archives/027/28/" rel="attachment wp-att-28" title="sondaggi.png" ><img src="http://electioncentral.netsons.org/wp-content/uploads/sondaggi.png" alt="sondaggi.png" align="left" height="152" width="199" /></a>Siamo ora, finalmente, in grado di pubblicare il nostro Report finale sui sondaggi, prima che scatti il divieto di divulgazione a partire dalla mezzanotte del 28 marzo.</p>
<p>In sintesi:<br />
La campagna elettorale si avvia alla conclusione; gli scontri fra i vari schieramenti si sono fatti sempre più accesi, tuttavia la situazione, seppur presentando dati di particolare e rilevante interesse, non sembra mutata : Berlusconi si appresta a vincere ampiamente (salvo sorprese) le elezioni alla Camera. Più complicata è la partita al senato, dove le ultime rilevazioni statistiche nel Lazio, mostrano un PD in netta ripresa, e dove un buon risultato de &#8220;La Destra&#8221; di Storace, potrebbe definitivamente compromettere ogni chance del PDL di &#8220;agguantare&#8221; il premio di maggioranza regionale, e compromettere quindi l&#8217;intero risultato al Senato.</p>
<p>Detto questo diamo uno sguardo alle nostre ultime stime:</p>
<p><iframe src="http://huhgpg5i-a.gmodules.com/ig/ifr?up__table_query_url=http%3A%2F%2Fspreadsheets.google.com%2Ftq%3Frange%3DA1%253AE10%26key%3DpnSfqxQ_tH72ZgWGqjDYFOQ%26gid%3D2%26pub%3D1&amp;up_title=&amp;up_last_query_hash=&amp;up_groupbycolumn=&amp;up__table_query_refresh_interval=0&amp;up_showfilters=1&amp;up_aggregateby=&amp;up_enablegrouping=1&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.google.com%2Fig%2Fmodules%2Ftable.xml" style="border: 1px solid #cccccc" frameborder="0" height="300" scrolling="no" width="628"></iframe></p>
<p><iframe src="http://fr2uemo5-a.gmodules.com/ig/ifr?up__table_query_url=http%3A%2F%2Fspreadsheets.google.com%2Ftq%3Frange%3DA35%253AB42%26key%3DpnSfqxQ_tH72ZgWGqjDYFOQ%26gid%3D2%26pub%3D1&amp;up_title=&amp;up_legend=0&amp;up_3d=1&amp;up__table_query_refresh_interval=0&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.google.com%2Fig%2Fmodules%2Fpie-chart.xml" style="border: 1px solid #cccccc" frameborder="0" height="282" scrolling="no" width="581"></iframe><br />
Come si può notare il vantaggio del PDL sul PD si è ridotto a soli 7.11 punti percentuali, un vantaggio comunque ampiamente superiore anche al margine di errore statistico di questo tipo di rilevazioni; che dovrebbe , teoricamente,  mettere al riparo la coalizione guidata da Silvio Berlusconi, da grosse sorprese alla camera.</p>
<p>Registrano un deciso calo la &#8220;Sinistra l&#8217;Arcobaleno&#8221; e &#8220;Unione di Centro&#8221;; che forse subiscono l&#8217;appello dei leader dei due principali schieramenti al &#8220;voto utile&#8221;. &#8220;La Destra&#8221; è l&#8217;unico partito che evidenzia una netta e consolidata ripresa. C&#8217;è inoltre da dire che questo partito è anche quello sul quale i sondaggi ufficiali mostrano più divergenze (arrivando perfino, a mio avviso, a una nettissima sottostima). Piccola ripresa anche per il &#8220;Partito Socialista&#8221; di Boselli.</p>
<p>C&#8217;è da registrare inoltre il numero considerevole di indecisi, che non accennano a calare, e che molto probabilmente arriveranno a una scelta solo 24-48 ore prima del voto. Sotto questo aspetto, il PD sembra godere di una maggiore &#8220;attrattiva&#8221;, e chissà che ciò non si esplichi in un risultato abbastanza diverso da quanto comunemente prospettato. Già l&#8217;affluenza alle urne sarà un dato molto indicativo, che permetterà di effettuare le prime ipotesi sul risultato del voto.</p>
<p>Appuntamento allora a domani, con l&#8217;ultimo, definitivo, aggiornamento delle stime, e con approfondimenti sulla copertura informativa che Electioncentral.it fornirà, da qui alla data delle elezioni.</p>
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		<title>Sistema RadioTV e schizofrenie di primavera</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Mar 2008 15:26:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Militano</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<category><![CDATA[fainotizia]]></category>

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		<description><![CDATA[“La legge sulla par condicio è una legge liberticida” tuonava nei giorni scorsi, acclamato da un tripudio di sostenitori, il Cavaliere, che invocandone una rapida modifica allo scopo di salvaguardare il pluralismo della democrazia italiana, si proponeva come paladino della libertà e dei diritti dei cittadini. Ora, è pur vero che di questi tempi sia usuale vedere e sentire tutto e il contrario di tutto, ma in questo caso risulta evidente che qualcosa non quadra: e non mi riferisco al merito delle affermazioni su riportate, che toccano un terreno sul quale non intendo ora addentrarmi nello specifico, bensì a chi le ha partorite, Berlusconi appunto. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“La legge sulla par condicio è una legge liberticida” tuonava nei giorni scorsi, acclamato da un tripudio di sostenitori, il Cavaliere, che invocandone una rapida modifica allo scopo di salvaguardare il pluralismo della democrazia italiana, si proponeva come paladino della libertà e dei diritti dei cittadini. Ora, è pur vero che di questi tempi sia usuale vedere e sentire tutto e il contrario di tutto, ma in questo caso risulta evidente che qualcosa non quadra: e non mi riferisco al merito delle affermazioni su riportate, che toccano un terreno sul quale non intendo ora addentrarmi nello specifico, bensì a chi le ha partorite, Berlusconi appunto.</p>
<p>Il discorso risulterà più chiaro facendo un rapido excursus sullo sviluppo del sistema radiotelevisivo italiano: mancando una legislazione specifica, fu in prima istanza la Corte Costituzionale a delineare la disciplina in materia, optando per un sistema di monopolio pubblico, in considerazione del fatto che: I) le convenzioni internazionali assegnano all’Italia solo dodici frequenze II) i costi per avviare e gestire le imprese TV sono molto elevati. La scelta della Corte era dunque dettata dal timore che un eventuale regime privatistico del settore avrebbe inevitabilmente condotto alla creazione di oligopoli, estremamente deleteri per il pluralismo d’informazione.</p>
<p>I timori della Corte diventarono tangibili sul finire degli anni settanta, quando di fatto si creò, con la compiacenza di un legislatore inerte o complice, un monopolio privato che assorbiva gran parte delle frequenze disponibili. Quando i giudici tentarono d’opporsi a quello che di fatto poteva definirsi un “colpo di mano”, venne emanato il c.d. Decreto Berlusconi, che legittimava la situazione creatasi. I successivi interventi legislativi (Legge Mammì del ’90, Legge 249 del ‘97) furono poi tesi a smussare gli angoli di una disciplina legislativa raffazzonata, caotica, e in buona parte, de facto, incostituzionale.</p>
<p>La Corte reagì emettendo tre dure sentenze (dell’88, del ’94 e del 2002), con le quali affermava e ribadiva l’incompatibilità delle norme che consentivano l’assegnazione ad un unico soggetto (oggi Mediaset) di 1/4 delle frequenze nazionali assegnate all’Italia, con il principio del pluralismo informativo, e di conseguenza esortava il Parlamento ad approvare una Riforma che correggesse la situazione di monopolio esistente.</p>
<p>La risposta del Parlamento fu la  famigerata Legge Gasparri del 2004, (in un primo tempo, ricordiamolo, rinviata alle Camere dal Presidente della Repubblica perché incostituzionale) che cercava di aggirare la forte presa di posizione della Corte usando alcuni escamotages che di fatto confermavano il regime televisivo esistente.</p>
<p>Nemmeno la recente sentenza della Corte di Giustizia Europea (31 gennaio 2008), che ha condannato duramente la normativa oggi in vigore, dichiarandola lesiva del pluralismo e della libertà d’informazione, è riuscita a riaprire il dibattito nel nostro Paese.</p>
<p>Risulta allora evidente come la situazione sia in realtà capovolta rispetto alle parole di Berlusconi: la legge sulla par condicio, giusta o sbagliata che sia, non è altro che la conseguenza inevitabile di un sistema radio televisivo malato, in cui non è tutelato in nessun modo né il diritto “attivo” alla libera informazione, ossia il diritto di informare, né quello “passivo” cioè il diritto d’essere informati. Ai cittadini è data quotidianamente in pasto un’informazione perlopiù univoca e acritica: in altre parole, la legge sulla par condicio non è altro che una piccola toppa creata per coprire un buco enorme. Va da sé che qualsiasi legge che tenti di intervenire sul sistema vigente non per cambiarlo radicalmente, ma solo per cercare di limitarne gli effetti negativi, finisce inevitabilmente per adattarvisi. Nasce, per così dire, con un “peccato originale” difficilmente estirpabile; di conseguenza non è escluso che la normativa sulla par condicio sia effettivamente da modificare.</p>
<p>Ciò nondimeno, dev’essere chiaro che questa legge sarebbe stata del tutto superflua in un contesto radiotelevisivo “sano”, in cui la libertà informativa fosse stata garantita da una pluralità di soggetti capaci di mettere sul piatto dell’offerta televisiva proposte diverse, tra cui il cittadino avesse potuto liberamente scegliere.</p>
<p>Gli elettori sono stanchi di maliziose e schizofreniche confusioni di cause ed effetti, vogliono cambiamenti concreti e tangibili, subito. Il prossimo Governo dovrà far fronte con serietà a queste istanze.</p>
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		<title>Leone d&#8217;inverno</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 16:27:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tommaso Milani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<category><![CDATA[fainotizia]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche i tramonti possiedono una loro rispettabile solennità, per chi li sa apprezzare. Purché, beninteso, il crepuscolo non si prolunghi oltre il lecito, e chi vive il proprio eviti di umiliarsi – al pari di Faust nel dramma di Marlowe – tentando di procrastinare il compiersi della sorte.

Va riconosciuta a Romano Prodi una sobrietà non comune nell’uscire di scena. Da uomo pubblico consumato, avvezzo a calcare palcoscenici internazionali, ha compreso quale fosse il momento opportuno per porre fine al proprio percorso politico. Senza proclami, senza diktat, senza interviste fiume. Vi è qualcosa di profondamente cristiano nel non far coincidere vita biologica e vita attiva, tempo dell’esistenza e mondanità. Prodi forse se n’è ricordato. Gli è mancata la superbia di reputarsi indispensabile, nonché l’attaccamento al “potere per il potere” che spesso accompagna la senescenza. Quasi a rimarcare il primato della «cittadinanza del cielo» rispetto agli affanni umani, a dispetto di un rivale storico – sempre più prigioniero del proprio giovanilismo esteriore – candidato alla guida del Paese per la quinta volta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><img src="http://electioncentral.netsons.org/wp-content/uploads/prodi.jpg" alt="prodi.jpg" align="left" border="0" hspace="10" vspace="10" /> Anche i tramonti possiedono una loro rispettabile solennità, per chi li sa apprezzare. Purché, beninteso, il crepuscolo non si prolunghi oltre il lecito, e chi vive il proprio eviti di umiliarsi – al pari di Faust nel dramma di Marlowe – tentando di procrastinare il compiersi della sorte.</p>
<p>Va riconosciuta a Romano Prodi una sobrietà non comune nell’uscire di scena. Da uomo pubblico consumato, avvezzo a calcare palcoscenici internazionali, ha compreso quale fosse il momento opportuno per porre fine al proprio percorso politico. Senza proclami, senza diktat, senza interviste fiume. Vi è qualcosa di profondamente cristiano nel non far coincidere vita biologica e vita attiva, tempo dell’esistenza e mondanità. Prodi forse se n’è ricordato. Gli è mancata la superbia di reputarsi indispensabile, nonché l’attaccamento al “potere per il potere” che spesso accompagna la senescenza. Quasi a rimarcare il primato della «cittadinanza del cielo» rispetto agli affanni umani, a dispetto di un rivale storico – sempre più prigioniero del proprio giovanilismo esteriore – candidato alla guida del Paese per la quinta volta.</p>
<p>Romano Prodi lascia da sconfitto, non da perdente. Paga colpe sue, ma non solo sue. Affronta le forche caudine del sondaggismo (ultima frontiera della non-politica contemporanea) che ne certificano l’impopolarità assoluta, quasi un Jimmy Carter nostrano. È stato poco scenografico e dinamico in un’età superficiale e flessibile. C’è molto di lui nella sua esasperante lentezza emiliana e nella sua parlata pastosa. Merci che – non diversamente dal costituzionalismo inglese di burkeana memoria – si sono dimostrate poco esportabili.</p>
<p>Al pari dei grandi retori o dei personaggi illustri, Prodi ha scritto un’orazione (inconsapevolmente funebre) <em>pro domo sua</em>. L’ha pronunziata, in un’aula grigia e infreddolita, nel dicembre scorso, all’apertura delle attività dell’associazione il Mulino. In quella relazione, intitolata <em>Per l’Europa</em> – quasi un epitaffio – e distribuita in un formato ciclostile che più spartano non si potrebbe, agli antipodi dagli opuscoli patinati dell’universo Publitalia, sono riassunti i cardini della sua <em>weltanschauung</em>: l’ossessione per la riconciliazione, il miraggio del ricongiungimento degli opposti, la combinazione di idealismo e pragmatismo, l’arte della mediazione, la passione per i tempi lunghi. In un <em>souvenir </em>del 2001 quasi un presagio d’insuccesso, testimonianza della propria, ben conscia inattualità: «Nell’era della politica spettacolo, solo gli avvenimenti improvvisi e imprevisti hanno qualche spazio. Le cose costruite con pazienza, pietra su pietra diventano forzatamente banali».</p>
<p>Fra Bruxelles, Bologna e Roma si sono consumati i fasti di questo economista prestato alla politica, un Cincinnato della Bassa «due volte nella polvere / due volte sull’altar» all’interno dei patri confini, teorico del capitalismo ben temperato (titolo di un suo saggio del 1995) e dell’integrazione sopranazionale. Il dosettiano capace di divenire Presidente della Commissione Europea e di promuovere l’allargamento a 27, sfidando lo scetticismo franco-tedesco verso il Belpaese e la sua classe dirigente, ma non di sfuggire alla doppietta del Viceré di Ceppaloni, quel Clemente Mastella guardasigilli dimissionario che lo impallinò al Senato, corredando la dichiarazione di voto con una poesia taroccata di Neruda scaricata di Internet, ed oggi lo rimpiange «non una, ma dieci volte».</p>
<p>Viene da pensare allora che le ragioni del fallimento dell’Unione non vadano individuate tanto o solo nel Professore, quanto nelle bizzarrie dell’arzigogolata Italia che lo circonda. Un Paese dalle patologie troppo numerose ed estese per dar vita ad una piattaforma politica organica in grado di riformarlo, a sinistra non meno che a destra. La strategia di Prodi – basata sull’asse privilegiato con le frange massimaliste più sgangherate e grottesche dell’emisfero occidentale – si è arenata presto. Ma non è detto che quelle di PD e PDL si rivelino vincenti.</p>
<p>Nei giorni dell’addio, il saluto più elegante e caloroso gli è venuto, una volta ancora, da oltralpe, sulle colonne del quotidiano conservatore <em>Le Figaro</em>: «Leader di una maggioranza senza avere un partito, capo di un governo senza battaglioni con cui sostenerlo, fondatore e quindi presidente di una forza sulla quale non ha alcun potere di condizionamento, ha giocato un ingrato ruolo chiarificatore nella sinistra italiana. Ha unito senza poter minacciare, innovato senza poter imporre, riunificato senza giungere a consolidare una dinamica unitaria. E ciò malgrado è riuscito a stringere un’alleanza fra cattolici di sinistra e laici marxisti».</p>
<p>Vi è l’essenza del contraddittorio avventurismo italico in queste poche righe. E l’eredità della sinfonia incompiuta di un democristiano testardo che qualcuno potrebbe, presto o tardi, rimpiangere.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Report sondaggi di metà marzo</title>
		<link>http://electioncentral.netsons.org/archives/023</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 16:03:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>T. Ramponi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Stime e sondaggi]]></category>

		<category><![CDATA[fainotizia]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli ultimi sondaggi evidenziano un sostanziale assestamento dei partiti principali e del loro distacco. Le nostre stime evidenziano come il vantaggio del PDL sul PD sia aumentato leggermente, attestandosi a circa 7,5 punti percentuali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli ultimi sondaggi evidenziano un sostanziale assestamento dei partiti principali e del loro distacco. Le nostre stime evidenziano come il vantaggio del PDL sul PD sia aumentato leggermente, attestandosi a circa 7,5 punti percentuali. È importante rilevare come però entrambi i partiti subiscano un calo (più evidente nel PD), a favore di un aumento della Sinistra Arcobaleno, che supera il 7%, e dell&#8217;Unione Di Centro, che pur confermando la sua crescita non sembra avere ancora superato la coalizione guidata da Bertinotti.<br />
La Destra è forse il partito che più di ogni altro consolida la sua ascesa, attestandosi  tranquillamente oltre il 2%.</p>
<p>Da registrare anche un leggero calo degli indecisi, per la prima volta sotto il 20%</p>
<p>Arrivederci a fine marzo/inizio aprile per nuove stime ed elaborazioni.</p>
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