Articoli

Polvere di Silvio

Tommaso Milani • Aprile 14th, 2008 • Articoli

Una volta sbollita l’enfasi delle ore successive al voto, quando il trito rituale delle dichiarazioni in doppiopetto sarà esaurito, emergerà con chiarezza il più vistoso esito di questo imprevista – e sostanzialmente imprevedibile – tornata elettorale: a vincere non è stata la destra, né la sinistra a perdere; non una visione nitida si è imposta a scapito di una alternativa, né un preciso ed omogeneo insieme di interessi sociali ne ha sopravanzato uno antitetico. Tanto meno hanno influito le lambiccate alchimie derivanti dall’obbrobriosa legge elettorale. Per una volta, sociologia, scienza politica ed ingegneria costituzionale sono del tutto impotenti nel far comprendere l’accaduto.



Sistema RadioTV e schizofrenie di primavera

Daniele Militano • Marzo 27th, 2008 • Articoli

“La legge sulla par condicio è una legge liberticida” tuonava nei giorni scorsi, acclamato da un tripudio di sostenitori, il Cavaliere, che invocandone una rapida modifica allo scopo di salvaguardare il pluralismo della democrazia italiana, si proponeva come paladino della libertà e dei diritti dei cittadini. Ora, è pur vero che di questi tempi sia usuale vedere e sentire tutto e il contrario di tutto, ma in questo caso risulta evidente che qualcosa non quadra: e non mi riferisco al merito delle affermazioni su riportate, che toccano un terreno sul quale non intendo ora addentrarmi nello specifico, bensì a chi le ha partorite, Berlusconi appunto.



Leone d’inverno

Tommaso Milani • Marzo 19th, 2008 • Articoli

Anche i tramonti possiedono una loro rispettabile solennità, per chi li sa apprezzare. Purché, beninteso, il crepuscolo non si prolunghi oltre il lecito, e chi vive il proprio eviti di umiliarsi – al pari di Faust nel dramma di Marlowe – tentando di procrastinare il compiersi della sorte.

Va riconosciuta a Romano Prodi una sobrietà non comune nell’uscire di scena. Da uomo pubblico consumato, avvezzo a calcare palcoscenici internazionali, ha compreso quale fosse il momento opportuno per porre fine al proprio percorso politico. Senza proclami, senza diktat, senza interviste fiume. Vi è qualcosa di profondamente cristiano nel non far coincidere vita biologica e vita attiva, tempo dell’esistenza e mondanità. Prodi forse se n’è ricordato. Gli è mancata la superbia di reputarsi indispensabile, nonché l’attaccamento al “potere per il potere” che spesso accompagna la senescenza. Quasi a rimarcare il primato della «cittadinanza del cielo» rispetto agli affanni umani, a dispetto di un rivale storico – sempre più prigioniero del proprio giovanilismo esteriore – candidato alla guida del Paese per la quinta volta.



Laissez-faire, moi non plus

Tommaso Milani • Marzo 10th, 2008 • Articoli

Vi è un che di significativo, ma non di sorprendente, nel mutamento di linea economica annunziato nei giorni scorsi da Luigi Casero, esponente di Forza Italia. Il passaggio del neonato Popolo della Libertà dalla filosofia market-friendly di Margareth Thatcher al «colbertismo dolce», teorizzato da Giulio Tremonti, non può essere classificato come boutade elettorale. È, semmai, la presa d’atto della sostanziale estraneità di larga parte del centrodestra italiano alla cultura di mercato e d’impresa, dei cui slogan si era ammantato dal 1994 ad oggi.



L’interventismo che produce ignoranti

Tommaso Milani • Marzo 2nd, 2008 • Articoli

Nel mio ultimo intervento («Se il PD ha paura del liberismo», 27 febbraio) mi sono occupato del difficile rapporto fra cattolicesimo democratico e libertà economica. La sorte ha voluto che in quei giorni il ministro Fioroni firmasse un decreto in grado di esemplificare perfettamente l’idea di eguaglianza che tanti (troppi) cattolici sottoscrivono. E che induce a riflettere su quali ricadute una simile concezione possa avere sulla società italiana.



Se il PD ha paura del liberismo

Tommaso Milani • Febbraio 27th, 2008 • Articoli

Che numerosi cattolici abbiano mugugnato per l’ingresso di nove radicali nelle liste del Partito Democratico è un fatto. Che i radicali, sui temi eticamente sensibili, abbiano in passato assunto posizioni sgradite alle gerarchie ecclesiastiche è un altro fatto. Ma siamo davvero sicuri che il malessere espresso, ad esempio, dall’ultras Paola Binetti e dalla liberal Rosy Bindi per l’apertura ai pannelliani nasca da qui? È davvero incontestabile che il nervosismo lasciato trapelare da «Famiglia Cristiana» tragga origine da antiche ruggini in merito al referendum sulla legge 40? Discutiamone. Giacché, a ben guardare, un altro punto di frizione ci sarebbe, e non piccolo. Una cosuccia da nulla chiamata libertà economica (che è anche libertà dallo Stato).



Un tram che si chiama falansterio

Tommaso Milani • Febbraio 24th, 2008 • Articoli

La cosa migliore che si può trovare in mezzo ad una strada è un coniglio morto, recita un proverbio
texano. Come a dire: le uniche vere scelte, le sole prese di posizione meritorie sono quelle in grado
di sancire nette distinzioni. Chissà se i leader della sinistra arcobaleno hanno optato per un metodo
analogo, al momento di delineare la loro condotta in vista del 13 e 14 aprile.



Il ruggito del Centro

Tommaso Milani • Febbraio 20th, 2008 • Articoli

Il rifiuto di Pierferdinando Casini a confluire nel Popolo della Libertà si presta a molteplici interpretazioni. C’è chi, come Angelo Panebianco, vi vede un tentativo di riaffermare l’autonomia di un’area e di una tradizione – quella centrista – compressa dalla dinamica bipolare degli ultimi quindici anni. Altri, come Renzo Foa, vi scorgono la volontà di preservare il ruolo dei singoli partiti, sottraendosi alla corsa per occupare spazi in coalizioni mascherate. Sono ipotesi plausibili e probabilmente corrette. Ma viene da chiedersi se la frattura, al di là di valutazioni di lungo periodo, non tragga origine da un’esigenza immediata e primaria: quella di sopravvivere.



La follia di Re Walter

Tommaso Milani • Febbraio 11th, 2008 • Articoli

«I beni più grandi» sostiene Socrate nel Fedro (244 A) «provengono dalla follia». Rientra probabilmente nella categoria delle pazzie salutari la decisione di Walter Veltroni di correre in solitudine alle imminenti elezioni. È certamente vero, come evidenziato da più parti, che una scelta simile si sia resa obbligata alla luce dell’impopolarità del morente governo Prodi. Ed è altrettanto vero che l’Unione, diversamente dall’Ulivo del 1996, aveva fallito da tempo nell’obiettivo di forgiare un persuasivo ed omogeneo discorso pubblico, un’ideologia – nell’accezione “debole” ed avalutativa del termine – che ammantasse di credibilità mediazioni e compromessi fra istanze divergenti. Avvisaglie chiare erano giunte, insomma, di una separazione consensuale fra anima riformista ed anima radicaleggiante al termine della Legislatura.